by © poetrypark

Bivacco qui sul ferro del sedile,
nulla da fare in tutta la giornata,
quasi mi fingo d’essere un poeta
che giri a vuoto nella vecchia Ortigia
a lungo percorrendo vie deserte
e mute piazze. Poi rientro in casa
ed intravedo la figura insonne
d’uno che resti fino a tarda notte
a scriver versi. Roba letteraria
e intellettuale. Buona cosa allor
che non lo dica e che nessuno sappia
ch’ei scriva versi. Spiacciono alle genti.

Ma intanto, in pieno giorno,
presso Fonte Aretusa,
la gente passa e vedo
il mare: onde calemme mosse. Sole
e vento appena effondono la luce
intorno alla Fontana.
La lastra delle nubi
appanna e cielo e ponto,
e sullo spiazzo d’Aretusa, a tratti,
qualche carta svolazza alle ventate.

Stazio in un tempo vuoto,
dedito a nulla fare
né volumi a stampare,
ore passate in ozio;
poi sospendo l’indugio
e vado a prendere un caffè. Di poi
ritorno alla panchina
e srotolo un discorso
impegnato a scandire
quant’io sia stato stolido
in tutta quella solfa
che riguardi le lettere.

Devo inventar qualcosa,
mi dico, qualche cosa
che spezzi la catena del silenzio
e libri le parole
in uno spazio enorme.
Sarebbe alla bisogna
utile, ad hoc, concreta e proponibile
la ragnatela che contenga il web?

Un sito. Un luogo adatto alle parole
organizzate in poesia. E che dica,
siccome alle stagioni:
più non siete le belle di una volta.
E di che nome? Il nome ce l’avrei:

Poetry Park.

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