by © poetrypark

– Signor Shakespeare che fa?
– Scrivo.
– Che scrive?
– Scrivo l’Amleto.
– Chi sarebbe?
– Amleto, Principe di Danimarca.
– Che fa, l’Amleto?
– Niente. Pensa.
– Parla, anche?
– Parla.
– Che dice?
– Dice tante cose. E anche gli altri personaggi parlano.
– Che dicono?
– Dicono: Something is rotten in the state of Denmark. L’ho appena scritto.
– Fermo lì. Interrompa la scrittura. Qui c’è bisogno del contraddittorio.
– Davvero? E perché?
– Si usa così.
– E chi lo fa?
– Che cosa?
– Il contraddittorio.
– Ce ne vuole uno bravo?
– Non so. Lei che ne dice?
– Qualcuno che sia poeta quanto lei.
– E che contraddica.
– Ovvio.
– E allora?
– Lo diremo a…
– A?
– Lo diremo a don Juan Florest. Romanziere. Saggista. Studioso della Politica. Poliedrico. Un vero talento. Come contraddice lui, non lo fa nessuno.
– Senta…
– Sì?
– Lei che mestiere fa?
– Non lo vede che mestiere faccio?
– Contraddice?
– Metto i paletti.
– Ora che li ha messi, la pianti coi paletti, e levi le tende.
– Eh?
– Levi le tende e vadi.
– Non cominci a parlare difficile.
– Che ho detto?
– Stia calmo, capito? Non c’è bisogno che mi parli difficile. Io sono un bravo professionista.
– Si vede subito che lei è un professionista. E pure bravo.
– Veramente?
– Certo. La bravura è come il genio. Non può essere celata.
– Potrebbe farmene un bigliettino?
– Che se ne fa?
– Vorrei farlo leggere al mio direttore.

***